ImageChi mi segue su facebook probabilmente avrà notato negli scorsi giorni frequenti riferimenti a un fumetto cui ho collaborato, ovvero 2020 Visions, che sarà presentato in anteprima a Lucca.

Del volume ha parlato già l’amico smoky man sul proprio blog: da parte mia vi posso dire che la traduzione e revisione del volume sono state faticose ma molto divertenti, e che il team messo insieme dalla casa editrice Green Comm Services è stato affiatato ed entusiasta. A parte le pacche sulle spalle al complice smoky e a Cesare Giombetti di GCS, una nota particolare di apprezzamento va al gentilissimo Frank Quitely per aver fornito disegni extra usati per la grafica e soprattutto a Davide De Cubellis, che ha firmato le strepitose copertine da par suo.

Per quanto riguarda la storia, non voglio anticipare troppo, e lascio la parola a Jamie Delano, intervistato da me e smoky man a corredo del libro.

La prima parte dell’intervista è apparsa su Smokyland, il blog di smoky man. E ora la parola a Jamie.

Image

2020 VISIONS dipinge un futuro abbastanza grigio e disperato, eppure ogni storia ha elementi di redenzione e quasi sempre finisce in maniera positiva. Confermi, dal tuo punto di vista? Che cosa ci puoi dire?

Nel corso degli anni mi sono fatto la reputazione di freddo pessimista – che vorrei disconoscere, preferendo invece caratterizzare il mio tono più come “commedia dark”. Penso che la “positività redentiva” alla fine delle storie di 2020 VISIONS sia una sorta di ironica sovversione di certi stereotipi.

ImageSebbene ci siano apparenti segnali di speranza, comunque, nessuno dei finali è “felice” in maniera tradizionale.

Hai una storia preferita, delle quattro che compongono 2020 VISIONS?

Dal punto di vista della scrittura, penso che quella che trovo più soddisfacente sia Renegade, ma il fumetto è la somma delle sue quattro parti. Dal punto di vista dei disegni, non ho un mio preferito. Resto più che soddisfatto dell’integrità e dei risultati dei contributi di tutti e quattro i co-creatori.

Image

Hai lavorato con disegnatori sia dallo stile realistico (come John Ridgway o Alan Davis), che più grafico/stilizzato (tipo Warren Pleece, Philip Bond, Sean Phillips). Hai una preferenza particolare, in questo senso? Quali sono le caratteristiche del tuo collaboratore ideale? E i difetti da evitare?

Mmm… Direi che la mia preferenza sarebbe per l’abilità di catturare e comunicare le atmosfere e le emozioni, rispetto alla tecnica pura. Mi piacciono i disegnatori che capiscono istintivamente quale sia la storia e come raccontarla dal punto di vista visivo, che mostrino comprensione degli ambienti e dei paesaggi, e una capacità di capire quanto il rapporto di un personaggio con l’ambiente circostante sia importante per definire il tono di una scena. Mi piace quando i disegnatori assorbono il significato di un dettaglio nella descrizione di una vignetta. Per me non è importante che riproducano sulla pagina quello che io avevo immaginato, ma che capiscano qual era l’intenzione e che la interpretino e la migliorino, possibilmente. È bello quando sono in sintonia con il ritmo del testo, e ne forniscono un gradevole contrappunto visivo.

Image Sono meno soddisfatto quando un disegnatore sembra lavorare “in automatico” e produce una funzionale realizzazione grafica della storia senza dare alcun segno di avere una connessione con essa a livello emotivo, con il risultato di un adeguamento del testo allo scopo di aggiustarne il rapporto coi disegni. Come sceneggiatore, mi piace dettare il ritmo della storia, che trascini il lettore. Fortunatamente, durante la mia carriera, le volte in cui sono stato scontentato sono più uniche che rare.

Ultimamente, il tuo coinvolgimento nei fumetti è stato relativo, considerando che hai scritto solo due miniserie per la Avatar e, se non sbaglio, un breve adattamento di una storia di Lovecraft. Quali sono i motivi? So che eri impegnato con il tuo primo romanzo: puoi dirci qualcosa in proposito? Puoi spiegare la decisione dell’autoproduzione attraverso un canale di distribuzione digitale?

La mia deprimente produttività durante l’ultima decade (Cristo – tempus fugit, davvero, eh?) è probabilmente dovuta a una fatale combinazione della mia intrinseca pigrizia, un perenne “disagio” verso il medium fumetto in generale e una brutta dose di lassismo da XXI Secolo.

Image

Semplicemente, sono stato incapace di rapportarmi con la follia medievale che ha invaso la nostra civiltà dopo L’11 Settembre attraverso la fiction in generale e il medium fumetto in particolare. I cambiamenti culturali e politici che ci sono stati inflitti sono stati troppo vasti per affrontarli o per ignorarli. Io – giusto o sbagliato che sia – ho percepito una riluttanza editoriale rispetto al tentativo di rapportarsi con quella realtà, anche in maniera trasversale, nella mia “comfort zone” della Vertigo; e quindi, in maniera inconscia, penso di aver deciso di zittirmi e fare l’offeso per un po’.

ImageComunque ho scritto anche Hellblazer: Pandemonium. E sono soddisfatto di come sia venuto.

Per quanto riguarda il “fumetto senza immagini”, Book Thirteen, sin da piccolo avevo sempre voluto scrivere un romanzo, un giorno, e infatti spesso sono stato criticato nel lavoro di fumettista per aver dato segno di essere un “romanziere frustrato”. Poiché non stavo lavorando tanto nei fumetti, e stavo invecchiando di giorno in giorno, mi è sembrato il momento di vedere se ero veramente in grado di farcela. Sfortunatamente, ho faticato a vincere una sorta “paura della ribalta” nel cimentarmi in un lavoro di prosa di questo genere. Anche con l’incoraggiamento e le minacce degli amici e della famiglia, mi ci è voluto un bel po’ a raccogliere il coraggio e l’energia di cominciare. Una volta che l’ho fatto, comunque, ho trovato l’esperienza molto soddisfacente – tanto che sto pianificando di sviluppare la mia abilità nella prosa scrivendo di più; qualcosa più “di genere”, questa volta: probabilmente una serie “noir in un futuro distopico”, per tornare agli stereotipi.

Poiché Book Thirteen – che è una commedia dark molto ironica che narra di un “vecchio scrittore” e della sua lotta per non perdere il filo della propria vita in un bizzarro limbo fra la realtà e l’immaginazione (ambientato in un universo parallelo distante dal mio considerevoli ordini di grandezza, vorrei enfatizzare) – era un esperimento non commissionato che aveva pochissime somiglianze con il mio lavoro fumettistico, ho deciso di muovermi in maniera completamente indipendente e mantenere il controllo del design, della stampa e della pubblicazione, e dell’anti-marketing della cosa tutto per me. Ho peggiorato le cose per questo suicidio commerciale tramite la pubblicazione con un nuovo nom de plume.

Chiunque sia tentato di valutare le mie prospettive future a livello letterario può acquistare una copia dal sito www.lepusbooks.co.uk, dove è possibile comprare sia le edizioni stampate, sia trovare i link che vi dirigeranno a vari negozi online dove il libro è disponibile in digitale.

Torniamo ai fumetti. Sei uno dei padri del fumetto Vertigo. Vedi un nuovo Jamie Delano, all’orizzonte? Quali sono i fumetti che segui regolarmente? O gli ultimi che hai letto…

Mi dovrei davvero preparare una risposta standard per questa classica domanda che torna sempre – e che mi fa sembrare sempre un po’ stronzo…

È imbarazzante da ammettere, ma non presto abbastanza attenzione a quello che succede nel campo, per avere una opinione valida, o alche solo leggermente interessante. Questo deficit è imputabile alla pigrizia (e uno strano calo di quello che era prima il mio considerevole divertimento nel godermi il lavoro di altri che mi ha preso quando sono diventato io un creatore – una sindrome che trovo difficile analizzare) piuttosto che all’arroganza, ma la mia ignoranza è comunque vera. Ma sono sicuro che ci siano molti giovani autori energetici che al momento producono lavori fantastici e innovativi che non hanno bisogno, o desiderio, dell’attenzione o dell’approvazione di un mestierante in pensione come me. Nel mio giornaliero incedere insicuro nel mondo della cultura, scorgo molti lavori nuovi promettenti e originali – per la maggior parte autoprodotti, o il prodotto di editori indipendenti – che mi intrigano, ma sembra che io non riesca mai ad acquistarli per un’analisi più da vicino. E dato che non lavoro più regolarmente per la DC, non ricevo più le copie della roba Vertigo (il resto del “mainstream” mi lascia freddo) – anche se mi sono piaciuti alcuni episodi random di Scalped e Army @ Love. Anche l’Animal Man di Lemire e Pugh sembrava promettente.

Mi spiace. “Si dovrebbe applicare di più”, come dicevano quasi sempre le mie pagelle scolastiche.

Prima parte dell’intervista: QUI

Advertisements